lunedì 31 ottobre 2011

La rivoluzione dei Gormiti

Butto giù qua alcune riflessioni su gli ultimi due eventi che hanno scosso lo scenario politico italiano tendente a sinistra, dal PD a scendere. Per fare chiarezza, a me e spero a voi.
- Pippo Civati ha organizzato Il nostro tempo a Bologna: un evento aperto al pubblico al termine del quale hanno consegnato un cartone di pizza contenente cinque documenti pieni di proposte
- Matteo Renzi ha organizzato la Leopolda a Firenze: un evento aperto ai contributi del pubblico al termine del quale ha presentato 100 proposte da discutere in un WikiPD
- Nel corso de “Il nostro tempo”, ci sono stati diversi interventi interessanti tra cui vi segnalo quello di Civati
- Nel corso della “Leopolda”, ci sono stati diversi interventi interessanti tra cui vi segnalo quello bellissimo di Baricco, quello di Riccardo Luna e quello di Renzi
- Nessuno dei due, né Bersani né Vendola, è entrato però nel merito delle idee e/o delle proposte e non mi sono ben chiare le accuse di liberismo nei confronti di Renzi
- L’anno scorso Civati e Renzi avevano promosso insieme la prima edizione della Leopolda, dove per la prima volta si era parlato dei Rottamatori. Quest’anno Renzi, forte di un anno di esposizione mediatica, ha deciso di organizzare la seconda edizione da solo. Civati ha risposto con ironia sul suo blog (“Fare i D'Alema e Veltroni in versione gormiti fa riderissimo”) e con eleganza mettendosi in fila come tutti per il suo intervento alla Leopolda
- Bersani avrebbe potuto intervenire a Bologna ma non l’ha fatto
- Prodi avrebbe potuto intervenire a Bologna ma non l’ha fatto
- Rosy Bindi e De Magistris si sono presentati a Bologna
- Chiamparino e Parisi si sono presentati a Firenze
- Sia Civati che Renzi fanno un ottimo uso della rete e in particolare di Twitter. La cosa mi piace.
- Gli eventi sono stati trattati poco (Il nostro tempo) e male (Leopolda) dalle principali testate giornalistiche nazionali on line. La televisione, come sapete, ho smesso di guardarla nel 2008. Nessuno entrava nel contenuto e le uniche cose che interessavano erano l’eventuale candidatura di Renzi e i suoi battibecchi con Bersani. L’unica fonte di informazione che ha trattato entrambi gli eventi con la solita chiarezza e completezza è stata Il Post di Luca Sofri
- Per la prima volta penso che potrei votare PD. Sarà che sto invecchiando e/o mi sto imborghesendo. Oppure sarà che per la prima volta qualcuno nel PD mi sembra rivoluzionario.

Nei prossimi giorni sentirete dire tutto e il contrario di tutto di questi due. Specialmente di Renzi che è il più esposto mediaticamente. Quello che vi chiedo è di non impigrirvi, utilizzare un minimo di buon senso (che due trentenni propongano il dibattito politico a sinistra mi sembra evidentemente una cosa positiva), pensare con la vostra testa e non basare il vostro giudizio sul parere di tizio o caio. Con la quantità e la diversità di informazioni oggi disponibili non è più tollerabile. Vi ho selezionato dei link, partite da lì, leggete, ascoltate e fatevi un vostro parere.

ps. #OccupyPD è geniale.

domenica 7 agosto 2011

Ritorno al Futuro

1998. Primo Interrail. Dopo qualche giorno di viaggio arriviamo a Copenaghen.

Fino ad allora, senza la campana protettiva dei miei genitori, ero stato solo in Grecia. Anzi nelle Cicladi. E per la maturita’ (e molto prima di Silvio Muccino :). Insomma non ero mai stato all’estero da solo.

Ricordo la sensazione di futuro prossimo che si avvertiva: a partire dalla civilta’ delle persone per finire al bike-sharing. Ero passato dalla giungla alla civilta’. In soli cinque giorni. All’epoca non sapevo si chiamasse “cultural schock”.

2011. Sono tornato in Danimarca.

(Non che dopo quella volta non ci avessi messo piu’ piede, anzi, ci tornai piu’ volte negli anni immediatamente successivi, ma questa e’ un’altra storia)

Ci sono tornato dopo qualche anno e ho passato una giornata a Vejle: una cittadina sul mare nel mezzo dell Jutland.

Mentre in Italia non siamo ancora in grado di condividere una bicicletta, qua ormai si parla di bio-fluel. La Danimarca si e’ posta come obiettivo di non utilizzare piu’ combustibili fossili entro il 2050. Una sfida difficile, certo. Ma perlomeno significa che qualcuno guarda al di la’ di un palmo dal naso. Che obiettivi si e’ posta l’Italia per il 2050? Ma che ne sacc… e vere’ si c’arriv o’2050! E per il 2020? In Danimarca tutti i distributori di carburante dovranno avere il 20% di bio-fluel. Per legge.

E volete sapere come le so tutte quete cose?

Ho visitato un museo delle scienze interattivo. A gratis. Capito? A-GRATIS. Cosi che i ragazzini ci possono tornare finche’ non hanno capito bene come funziona la desalinizzazione dell’acqua di mare.

Stavo iniziando a riprovare quella sensazione di futuro prossimo quando, a cena, in una cittadina di cinquantamila abitanti, abbiamo conosciuto una coppia di donne omossessuali. Che aspettano un bambino. Concepito attraverso la fecondazione assistita. Pagata con i soldi dei contribuenti.

A quel punto ho immaginato i discorsi del Papa ripresi dal TG1, ho desiderato discutere del diritto alla vita con schiere di bigotti, ho gustato un altro po’ la serenita’ emenata da queste persone civilissime e ho percepito di nuovo quella senzazione di futuro. Ma remoto.

venerdì 8 aprile 2011

Il sangue di San Gennaro

A Pasqualino perché aveva sei anni e ogni mattina portava giù l’immondizia, al pescatore monco, perché ammansiva il mare, a Santo Strato, perché proteggeva il palazzo e i malati: a loro Màrai dedica il suo romanzo napoletano, ambientato nella città dove visse dal ’48 al ’52, prima di partire per gli Stati Uniti.


[…] Alcuni di questi venditori sono giovanissimi, sanno appena camminare. E ancor meno parlare – si esprimono nel dialetto roco dei napoletani, con frasi smozzicate, in una sorta di brontolio veloce e gridato. Eppure ognuno di loro sa fare il mercante, impara subito, appena si stacca dal seno materno. “La qualità” ripetono con la faccia seria.


L’oggetto del mercanteggiare importa poco. Sono somme irrisorie quando si contratta il prezzo della merce. E’ il mercanteggiare che conta. Un giorno si e uno no si presenta un ragazzino minuto, rachitico e con gli occhi lucidi dei tisici. Non ha neanche sei anni ed è sempre molto sporco. Con la cesta sul capo, sale a stento le scale del palazzo. I concetti base del commercio – la qualità della merce, la stagione, la domanda e l’offerta, il prezzo sul mercato e il prezzo speciale di Posillipo, indipendente dal corso del mercato – li esprime con poche parole. Ma nel suo comportamento, nel modo di presentarsi, di offrire la merce, di alzare gli occhi al cielo, ormai appare solo il commerciante, non più il bambino. Ascolta la controfferta, dopodiché si mette la mano sul petto, con un gesto che rivela un moto di scandalo, il disappunto di chi ha sentito una frase maleducata.


I concetti base di profitto, interesse, peso lordo, peso netto, tara hanno nutrito il suo spirito mano a mano che succhiava il latte materno. Sono concetti ereditati prima dai fenici, poi dai greci. Li ha imparati dal padre, che a sua volta li ha presi dai saraceni, dai mori, dai goti e dai normanni. Per questo è tanto logico. Sa bene che mercanteggiare non è un’impresa disperata, soprattutto se chi vende ha cinque anni, si arrampica sulle scale, suona il campanello con un vesto sulla testa, e con una mano fa vedere un’arancia ammaccata gridando con logica ferrea: “La qualità!”


In fondo è lui il più forte, perché bisogna pur comprargli qualcosa. A prezzo più alto di quello normale.


“Passo anche domani” dice, tenendo in mano trenta lire e dieci mozziconi. Sa bene che questa sua promessa fa sempre piacere agli stranieri


Adesso potrebbe anche andarsene. Ma continua a star fermo sulla soglia, con la cesta vuota in mano. Parlano solo gli occhi. Muto, con la bocca semiaperta, sta fermo davanti alla porta e aspetta qualcosa. E’ inequivocabile: aspetta il miracolo.


“Fallo un miracolo” dice, senza parlare.


“Siamo in otto. L’anno prossimo saremo in nove. E poi in dieci. E anche se qualcuno di noi muore restiamo sempre in dieci. Solo il più grande di noi va a scuola, perché a casa c’è un solo paio di scarpe. Né libri, né quaderni. Niente, non abbiamo niente. Anche lui fa solo i primi due o tre anni e poi non va più a scuola”.


Per un attimo tace. Taceva anche prima ma il silenzio era eloquente. Adesso il suo silenzio è muto. Gli occhi diventano più grandi, tondi e brillanti, come quando ci si sforza di guardare nell’oscurità, nel buio più completo. E dice, senza parlare: “Un miracolo. Sei uno straniero. Fa’ un miracolo”.


Sàndor Marai

mercoledì 22 dicembre 2010

Il coraggio delle proprie idee

Vi è mai capitato di sostenere un’idea contro tutto e tutti? In direzione ostinata e contraria, per anni continuate a sostenere la vostra tesi mentre la maggioranza dei vostri amici disapprova senza alcun motivo razionale ma solo perché state andando contro una consuetudine consolidata. E cosi, dinanzi a quei dissensi irrazionali, la vostra convinzione si cementifica fino a diventare un’indissolubile certezza.

Finché, un giorno, una fonte autorevole vi dà ragione.

domenica 12 dicembre 2010

Dimmi il nome

Passerà anche questa. Voteranno. Il governo cadrà o non cadrà, ormai non mi importa. Perché il mio lessico è troppo limitato per descrivere lo schifoso calciomercato a cui abbiamo assistito. E il mio cervello è troppo piccolo per comprendere che cazzo abbiamo aspettato a fare fino al 14 dicembre?!?!?

Però uno sfizio voglio togliermelo. Considerata la memoria corta dei miei connazionali, voglio lasciare qui, in questo angolo sperduto del web, a futura memoria, nomi e cognomi degli “onorevoli” che, con una notevole scelta dei tempi, stanno pensando di cambiare casacca a una settimana da questo benedetto voto di fiducia. Non sarà un elenco completo, non intende esserlo, e potrebbe essere modificato nei prossimi giorni. Anzi, vi invito a segnalarmi nuovi acquisti e/o cessioni. Ma adesso “voglio il nome, voglio il nome… Il ladro, dimmi chi è”:

domenica 21 novembre 2010

WARNING

Lo so che l’avete visto fare un comizio in televisione. E che vi ha convinto molto di più di Fini e Bersani. So anche che siete stanchi di Berlusconi e volete voltare pagina. E che adesso avete visto perfino i suoi manifesti per strada.

Ma, credetemi, non lo potete votare.


domenica 14 novembre 2010

PSM

L’avevo sentito alla radio venerdi mattina. Incredulo, sono andato a cercarlo e l’ho trovato. Ascoltate attentamente le dichiarazioni di Italo Bocchino tra il minuto 50 e 55 di questa puntata di AnnoZero. Tra il serio e il faceto, ribadisce ben tre volte quello che pensa Berlusconi: “Palazzo Chigi è mio, l’ho costruito io e lo devo lasciare a Piersilvio e Marina…”

Nessuno se l’è cagato. Nessuno tranne Leonardo.